Un anno di scuola

Secondo noi:

Ambientata a Trieste nel settembre del 2007, la pellicola segue la diciottenne svedese Fred, trasferitasi in Italia al seguito del padre. Unica ragazza in una classe di un istituto tecnico interamente maschile, la giovane deve affrontare inizialmente diffidenze, incomprensioni e piccoli episodi di bullismo. Per integrarsi stringe un legame sempre più profondo con un affiatato trio di compagni composto da Antero, Pasini e Mitis. L'ingresso di Fred nel gruppo altera però le dinamiche maschili, trasformando l'ultimo anno di scuola in un percorso di crescita, tra primi amori, rivalità e scoperte identitarie.

Redazione iFellini13 settembre 20260 visualizzazioni
Un anno di scuola

Un anno di scuola (2025) ITA di Laura Samani

A quattro anni dallo slancio arcaico e doloroso del suo esordio con Piccolo corpo, Laura Samani compie una sterzata stilistica notevole approdando a una Trieste urbana e malinconica, in un Coming-of-Age di rara delicatezza. La regista sceglie di trasporre il celebre racconto di Giani Stuparich del 1929 collocandolo nel 2007, operazione filologica e formale illuminante che dimostra la totale atemporalità delle dinamiche adolescenziali. L'adattamento non si adagia sui codici generazionali dell'epoca ma usa il contesto storico come specchio critico delle maschilità e dei ruoli di genere. In questo senso il film si inserisce in una ricca tradizione letteraria e cinematografica di formazione dove l'intrusione dell'elemento femminile scardina l'equilibrio di un micro-ecosistema maschile, richiamando alla mente le dinamiche di opere storiche come I ragazzi della via Paál o, su sponde visive più contemporanee, certe atmosfere sospese del cinema di Céline Sciamma.

La regia della Samani dimostra una maturità formale impressionante nel dirigere un cast quasi interamente esordiente, dove brilla la prova di Giacomo Covi, premiato a Venezia nella sezione Orizzonti, affiancato con sorprendente naturalezza da Stella Wendick. La macchina da presa lavora con ammirevole pudore, tenendosi costantemente alla giusta distanza emotiva, attaccata ai volti dei protagonisti per catturarne i piccoli cedimenti, le esitazioni, i silenzi carico di non detto, evitando accuratamente ogni tentazione di spettacolarizzazione o di drammatizzazione artificiale. La scansione temporale dell'anno scolastico diventa una gabbia geometrica che si scioglie progressivamente insieme alle certezze dei ragazzi, dove la recitazione volutamente spontanea e non impostata dona al racconto una freschezza quasi documentaristica. L'impossibilità chimica di trasformare un trio consolidato in un quartetto senza alterare gli equilibri diventa il perno concettuale di una narrazione che preferisce la sottrazione al grido, la sfumatura all'esplosione sentimentale. L'esperienza di Fred lascia nei suoi compagni un'impronta indelebile, un passaggio di testimone verso la maturità che trasforma una cronaca scolastica in una riflessione profonda sulla bellezza e sull'inevitabile fragilità dei legami giovanili.

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