Notte prima degli esami 3.0

Secondo noi:

Alla vigilia dell'esame di maturità, il giovane Giulio, esasperato dall'ennesimo voto negativo, affronta a viso aperto l'inflessibile professoressa Castelli augurandole un'eterna prigionia tra le mura scolastiche. La vendetta dell'insegnante non tarda ad arrivare quando si ritrova nominata commissario interno per la prova finale del ragazzo. Per sventare una bocciatura certa, Giulio orchestra un inganno orchestrato a colpi di profili social falsi e intelligenza artificiale, spacciandosi per un vecchio amore della donna. Intanto le dinamiche emotive del suo gruppo di amici si intrecciano tra paure per il futuro, tensioni sentimentali e il difficile passaggio all'età adulta nella Roma contemporanea.

Redazione iFellini2 settembre 20260 visualizzazioni
Notte prima degli esami 3.0

Notte prima degli esami 3.0 (2026) ITA di Tommaso Renzoni

Il tentativo di riesumare il celebre marchio giovanile per tararlo sulle frequenze della Generazione Z si rivela un'operazione cinematografica incerta, incapace di trovare una propria identità formale. Fausto Brizzi e Tommaso Renzoni provano a traslare le dinamiche originarie dell'opera prima del 2006 dentro le architetture liquide della contemporaneità, ma la regia soffre di un'iperattività visiva e narrativa che finisce per soffocare il racconto. L'uso continuo di un montaggio frenetico e isterico, pensato quasi a imitazione dei flussi comunicativi di TikTok, tradisce una mancanza di fiducia di fondo nel potere della messa in scena classica, riducendo l'angoscia pre-esame a uno sfondo pretestuoso. Si avverte la nostalgia per il modello americano originale, quello stile che nei primi anni Duemila guardava con intelligenza al cinema d'accrescimento di John Hughes o Bill Forsyth, sapendo coordinare i toni della commedia leggera con la genuina gravità dell'adolescenza. Qui, invece, le soluzioni visive pensate per marcare i passaggi drammatici si risolvono in meri espedienti superficiali, incapaci di conferire reale peso specifico alle immagini.

La scrittura tenta un'operazione di aggiornamento iconografico inserendo le istanze del presente, dall'ecoansia alla profilazione digitale, trattandole purtroppo come semplici figurine da posizionare sul tabellone narrativo piuttosto che come temi da sviscerare drammaturgicamente. Curiosamente, la componente metacinematografica e citazionista funziona meglio quando si smarca dal giovanilismo d'ordinanza e guarda al cinema di genere italiano: l'intreccio sentimentale che coinvolge i personaggi adulti di Sabrina Ferilli e Gianmarco Tognazzi rispolvera con efficacia certi meccanismi della commedia degli equivoci d'epoca, creando un'interessante isola di calore umano. È l'unico momento in cui la macchina da presa rallenta, i campi si allargano e lascia respirare gli attori anziché rincorrerli. Questa discrepanza stilistica evidenzia il vero limite dell'opera: un film che teoricamente vorrebbe parlare ai teenager ma che ritrova senso figurativo e narrativo solo quando si rifugia nel registro maturo, lasciando la componente giovanile impigliata in un ritratto di superficie, privo di quella coordinata estetica capace di trasformare un'epoca in immaginario generazionale.

Il problema è, insomma, la sceneggiatura che sposa i luoghi comuni senza mai andare in fondo a nulla.

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