La mala ordina. Brutalità

La mala ordina (1972) ITA di Fernando Di Leo Luca Canali è un piccolo sfruttatore, ingiustamente accusato di aver rubato una partita di droga alla mafia americana che spedisce in Italia due sicari.…

Giovanni24 novembre 20181 visualizzazioni
La mala ordina. Brutalità

La mala ordina (1972) ITA di Fernando Di Leo

Luca Canali è un piccolo sfruttatore, ingiustamente accusato di aver rubato una partita di droga alla mafia americana che spedisce in Italia due sicari. Il boss Don Vito Tressoldi li aiuta a cercarlo e fa uccidere la moglie e la figlia di Canali. Luca decide di vendicarsi, eliminando sia Tressoldi, sia tutti i componenti della sua banda colpevoli, tra l'altro del furto di cui è accusato; infine, dopo aver dato loro appuntamento in un cimitero di auto, sfida anche i due killers americani.

Il film è uno dei più famosi ed ammirati del noir italiano anni 70, adorato da Tarantino che lo cita nella celebre scena della tortura col rasoio di Le iene. La mala ordina è il secondo episodio della “trilogia del milieu” insieme a Milano calibro 9Il boss. Il regista rilegge l'opera di Giorgio Scerbanenco (Milano calibro 9 è proprio il titolo del racconto da cui Di Leo prende lo spunto per La mala ordina) mostra un notevole sguardo nella rappresentazione di una Milano urbanizzata e ricca di fermento, violenta ma anche ammaliante. Le discoteche e la sua popolazione, la contestazione e la libertà sessuale sono inserti folgoranti.

Il simpatico guascone di Luca si trasforma rapidamente in un personaggio epico, costretto a sfidare tutti per salvare la propria vita, obbligato a sterminare tutti per vendicare la propria inesorabile perdita. La sceneggiatura è essenziale, dà spazio all'azione sul pensiero, riuscendo a definire i personaggi principali con semplici pennellate, in modo particolare Luca e Don Vito. Memore della lezione hitchcockiana, Di Leo utilizza il montaggio per amplificare l'atto violento, rendendolo ancora più crudo e sconvolgente, pensando all'epoca. Splendido poi l'inseguimento al furgone che, lunghissimo ed estenuante, presenta una ricchezza nell'immagine e nel ritmo davvero notevoli.

Luca Canali resta però sempre nella sua dimensione umana: ferito, sfregiato ma mai domo.

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