La donna più ricca del mondo

Secondo noi:

La narrazione ripercorre con libertà drammaturgica lo scandalo Bettencourt-Banier attraverso la figura di Marianne Farrère, opulenta ereditiera di un colosso dei cosmetici che trova un’improvvisa quanto pericolosa linfa vitale nell'incontro con Pierre-Alain Fantin, artista provocatore, sfacciato e parassita. Incantata dal suo cinico anticonformismo, la donna inizia a elargirgli donazioni milionarie, scatenando l'ostilità sdegnata della figlia Frédérique e la reazione protettiva della servitù. Tra segreti di famiglia risalenti al passato collaborazionista del marito defunto, registrazioni clandestine e l'inevitabile scontro giudiziario per abuso di circonvenzione d'incapace, il sodalizio tossico tra i due si consuma sotto lo sguardo glaciale di un'alta borghesia arroccata nel proprio isolamento.

Redazione iFellini18 ottobre 20260 visualizzazioni
La donna più ricca del mondo

La donna più ricca del mondo (2025) FRA di Thierry Klifa

Il cinema di Thierry Klifa ha sempre accarezzato il perimetro dorato delle élite per anatomizzarne le crepe morali, ma in questa sua sesta fatica la regia sceglie consapevolmente di posizionarsi in un territorio ambiguo, sospeso tra la commedia di costume e il dramma da camera chabroliano.

Strutturando il racconto come un puzzle memoriale a ritroso, scandito dalle finte deposizioni dei testimoni alle forze dell'ordine, Klifa architetta una griglia formale rigida entro cui far muovere personaggi che sembrano usciti da un’ipotesi di sceneggiatura viscontiana rivista attraverso una lente deformante. L'impianto scenografico lavora su geometrie chiuse, iper-laccate e quasi teatrali, dove gli spazi immensi delle dimore padronali agiscono come prigioni dorate prive di vita autentica, riflettendo la cronica e disperata solitudine della protagonista.

La scelta delle opzioni di montaggio e il contrappunto sonoro orchestrato dalle musiche di Alex Beaupain cercano un ritmo serrato, pronto a sottolineare con un'ironia amara le stoccate verbali che i dialoghi scagliano senza sosta. Tuttavia, la macchina da presa preferisce rimanere sulla soglia della superficie patinata, rinunciando a graffiare fino in fondo la materia politica e sociale del fatto di cronaca da cui prende le mosse; non c'è l'ambizione della grande satira di costume, né la volontà di affondare il coltello nelle complicità dello Stato o nell'evasione fiscale che resero la vicenda reale una spina nel fianco delle istituzioni d'Oltralpe. Il testo preferisce concentrarsi sulla traiettoria emotiva e sull'ambiguità del potere, trasformando l'intrigo in un duello puramente recitativo tra due mostri sacri del teatro e dello schermo francese.

Isabelle Huppert impone la sua presenza ieratica costruendo un personaggio che rifiuta la deriva patetica del declino cognitivo per rifugiarsi in un'algida e lucida rivendicazione di edonismo: il suo non è il ritratto di una vittima indifesa, ma quello di una sovrana disincantata disposta ad acquistare l'illusione della giovinezza e del disordine borghese a colpi di assegni. A farle da specchio, un Laurent Lafitte straordinariamente sgradevole e istrionico che recita costantemente sopra le righe, vestendo i panni del buffone di corte con una recitazione barocca e spudorata che scardina l'etichetta del castello ma rivela al contempo l'inconsistenza del suo talento artistico.

Se la scrittura mostra il fianco a qualche caduta di tono, flirtando pericolosamente con la soap-opera e sfiorando il citazionismo dei teleromanzi dinastici americani anni Ottanta, il film trova i suoi momenti più autentici quando sospende il cinismo per lasciar emergere un soffio di malinconia: la sequenza nel club queer, illuminata da una luce fioca e accompagnata dalla voix chantée di Anne Brochet sulle note di una canzone struggente, si impone come una pausa poetica. In quel frammento, tra il vapore dei liquori e le ombre della notte, la maschera del potere cade per un istante, lasciando intravedere l'immagine dolcissima e terribile di un crepuscolo che nessuna ricchezza potrà mai ritardare.

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