L'ultima regina - Firebrand
Nell'Inghilterra del sedicesimo secolo, Katherine Parr assume la reggenza mentre il marito Enrico VIII è impegnato in una campagna militare in Francia. La regina approfitta della momentanea autonomia per riavvicinarsi alle idee riformiste e alla predicatrice Anne Askew, stringendo legami pericolosi per la propria incolumità. Al ritorno del sovrano, debilitato, paranoico e sempre più crudele a causa di una dolorosa piaga alla gamba, la corte si trasforma in una polveriera. Per evitare il patibolo toccato alle precedenti consorti, Katherine deve orchestrare una sottile strategia di sopravvivenza nell'ombra di un monarca imprevedibile.

L'ultima regina - Firebrand (2023) USA di Karim Ainouz
Con Firebrand Karim Aïnouz firma un esordio in lingua inglese che declina il dramma da camera secondo un rigore formale quasi claustrofobico, trasformando le stanze dei Tudor nel teatro di una tensione psicologica asfissiante. La messa in scena sceglie la via di una solennità cupa, dove il quadro filmico si costruisce per sottrazione cromatica e caravaggesca gestione dei chiaroscuri. La luce naturale filtra appena tra gli interni, modellando i volti e le voluminose sagome dei cortigiani attraverso un impianto figurativo che dialoga apertamente con la ritrattistica rinascimentale di Hans Holbein il Giovane e le composizioni satirico-grottesche di Quinten Metsys. Questa scelta scenografica e luministica rifiuta lo sfarzo estetizzante del biopic patinato per calare lo spettatore in un'atmosfera opaca e stagnante, specchio del clima di sospetto e repressione ideologica dell'epoca.
Il film opera come una partita a scacchi cerebrale e minimalista in cui la regia, pur indulgendo in una lentezza controllata che talvolta raffredda il ritmo narrativo, sfrutta i tempi dilatati per mostrare l'invisibile violenza delle dinamiche di potere. Se la recitazione di Alicia Vikander lavora su toni interiorizzati e trattenuti, soffocata dalla rigidità dell'etichetta di corte, è il corpo debordante e grottesco di Jude Law ad accentrare l'energia drammatica dell'opera. Law compone un Enrico VIII mostruoso e vulnerabile. Il declino fisico del re, sottolineato con crudo realismo dalla piaga infetta che lo tormenta, diventa la manifestazione visibile del decadimento morale della sua sovranità.
Nel rileggere la storia di Katherine Parr attraverso la lente del thriller politico, il testo finisce per incrociare temi attuali legati al sopruso patriarcale e alla manipolazione psicologica. Tuttavia, la spinta revisionista non sempre trova una perfetta quadratura drammaturgica, cedendo a qualche forzatura ideale che smussa la complessità storica dei personaggi in favore di un messaggio ideologico più lineare.
Sul piano del rigore storiografico, il film si concede licenze piuttosto vistose, specie nell'epilogo e nella gestione dei rapporti di corte. La presunta intesa romantica con Thomas Seymour appare drammaturgicamente artefatta e poco aderente alle fonti dell'epoca, ma è soprattutto il finale a riscrivere apertamente la cronaca dell'epoca con un evento risolutivo mai avvenuto, trasformando la complessa diplomazia politica della vera Katherine Parr in un atto di rivalsa catartica del tutto inventato.
Commenti
I commenti vengono moderati: saranno visibili dopo l'approvazione.
- Ancora nessun commento approvato. Sii il primo a scrivere!
