Kiss Kiss Bang Bang
Un ladruncolo di New York, in fuga dalla polizia, irrompe per errore a un provino e viene ingaggiato da Hollywood. Volato a Los Angeles per prepararsi al ruolo, viene affiancato al detective privato Gay Perry per imparare il mestiere sul campo. La coppia si ritrova testimone del comico e grottesco occultamento di un cadavere, incrociando per pura casualità la strada di Harmony, amore d'infanzia del protagonista. Intenti a districare una matassa di omicidi e cospirazioni famigliari, i tre finiranno per impantanarsi in una sequenza delirante di equivoci e proiettili.

Kiss Kiss Bang Bang (2005) USA di Shane Black
L'esordio alla regia di Shane Black si configura come una spietata e amatissima decostruzione del genere hardboiled. Black prende la struttura classica della detective story e la smonta dall'interno con la grazia surreale di una meccanica quantistica applicata al cinéma de genre. Il film non si limita a citare Raymond Chandler — esplicitato nella divisione in capitoli che riprendono i titoli dei suoi romanzi come La finestra sul vuoto o La signora nel lago — ma ne assorbe la sintassi per poi dissacrarla. La narrazione in voce fuori campo, un tempo tana dell'eroe cinico e stropicciato, diventa qui il terreno ludico di un narratore inaffidabile e nevrotico che interrompe il flusso temporale, riavvolge la pellicola e dialoga direttamente con la platea, palesando l'impalcatura stessa del racconto e ricordandoci continuamente che ci troviamo di fronte a un artefatto cinematografico.
La brillantezza della scrittura risiede nell'usare il tropo del buddy movie, già codificato da Black nei suoi precedenti lavori da sceneggiatore, per creare un gioco di specchi meta-testuale. Il contrasto tra la recitazione nevrotica e istintiva di Robert Downey Jr. e la compostezza tagliente di Val Kilmer trasforma il dialogo serrato in una vera e propria partitura ritmica, dove la comicità nasce dal corto circuito tra la gravità del crimine noir e la futilità delle reazioni dei protagonisti. La dialettica visiva sfrutta una luce satura e artificiale, lontana dalle ombre espressioniste del noir classico, per restituire una Los Angeles che appare come un enorme e squallido set a cielo aperto. La sequenza del cadavere gettato nel lago non è un semplice snodo di trama, ma la dimostrazione figurativa della formula originale: la pistola cade nell'acqua accanto al ricordo della donna, riducendo l'intreccio a pura materia formale.
L'opera vive di questo equilibrio precario tra il rispetto profondo per la letteratura di genere e la spinta irrefrenabile a svelarne le goffaggini narrative. Sebbene nel segmento finale il meccanismo accumuli troppi nodi per il puro piacere dell'invenzione, rischiando di far girare le ruote a vuoto in un labirinto di coincidenze troppo elaborate, resta la fascinazione per un testo libero da briglie studio-centriche. È un'operazione teorica mascherata da intrattenimento sfacciato, un divertissement che celebra la magia del racconto d'evasione.
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