Il dio dell'amore

Secondo noi:

In una Roma trasfigurata dal trascorrere delle quattro stagioni, un demiurgico e ironico Dio dell'Amore (interpretato da Francesco Colella) fa da guida a un carosello di vicende umane. Le traiettorie emotive dei protagonisti — tra cui una coppia in attesa di un figlio, un padre alle prese con la maestra della scuola, un autista di bus in terapia e una cardiochirurga — s'intrecciano in una tela relazionale complessa. Cercando un punto di equilibrio condiviso, i personaggi finiscono per scontrarsi con le proprie spaccature interiori e con il confine sfumato tra il bisogno d'affetto e la pura manipolazione del partner.

Redazione iFellini23 agosto 20261 visualizzazioni
Il dio dell'amore

Il dio dell'amore (2026) ITA di Francesco Lagi

Attraverso una struttura ricorsiva che guarda esplicitamente alla lezione di Schnitzler, il regista si addentra nelle pieghe dell'affettività contemporanea tentando una sintesi ambiziosa tra commedia d'ambiente e dramma corale. Il riferimento cinematografico d'obbligo non può che essere La Ronde di Max Ophüls, di cui questa pellicola cerca di rielaborare il celebre "girotondo" di sguardi, seduzioni e incontri casuali per trasferirlo tra i vicoli della Capitale. Se la Roma del film diventa a tutti gli effetti un'orditura di fili invisibili e un labirinto urbano, l'operazione poggia sulla suggestione dei classici latini e sulla figura di Orazio, invocato per tracciare una mappa teorica della seduzione.

La narrazione procede con un ritmo sostenuto grazie a un montaggio agile che salda i passaggi generazionali e sociali, affiancato da una colonna sonora pensata per commentare con grazia le oscillazioni umorali dei protagonisti. Tuttavia, dove la macchina da presa cerca una cifra stilistica libera la scrittura tende talvolta a mostrare un'eccessiva rigidità. La regia e la sceneggiatura impongono un'architettura dei destini così serrata da depotenziare quell'imprevedibilità che la materia sentimentale richiederebbe. Gli incroci del passato e le coincidenze del presente rischiano di apparire calcolati, piegati all'esigenza primaria di chiudere il cerchio narrativo anziché lasciare respirare i contrasti della vita reale.

L'inserimento del Dio dell'Amore in veste di narratore, benché sostenuto dalla prova di Francesco Colella, finisce per appesantire la fluidità del racconto. Un dispositivo che sovraccarica il testo e finisce per spiegare ciò che le immagini potrebbero limitarsi a evocare. L'impegno degli attori rimane comunque notevole e sincero; il cast composito muove i propri passi con ammirevole dedizione, dimostrando un'intesa profonda anche quando la storia si perde in sottotrame parzialmente riuscite o macchinose. Il film cerca il respiro ampio delle commedie statunitensi, ma trova le sue battute migliori quando sceglie la strada della sottile ferocia o della parentesi onirica. Ne emerge un'opera che conferma l'intelligenza di un autore proiettato verso percorsi non battuti del cinema italiano moderno.

Condividi:

Commenti

I commenti vengono moderati: saranno visibili dopo l'approvazione.

  • Ancora nessun commento approvato. Sii il primo a scrivere!