Idoli - Fino all'ultima corsa

Secondo noi:

Edu è un giovane talento del motociclismo divorato da una foga agonistica autodistruttiva che allontana qualsiasi scuderia. Per correre in Moto2, il manager dell'Aspar Team gli impone un'unica condizione: farsi allenare dal padre Antonio Belardi, ex pilota ritiratosi anni prima a causa di un incidente mortale e con cui Edu ha tagliato ogni rapporto. Il ragazzo accetta a malincuore, sottoponendosi a una preparazione rigida che ne condiziona la vita privata, compreso l'inaspettato legame con Luna, una giovane tatuatrice.

Redazione iFellini18 settembre 20260 visualizzazioni
Idoli - Fino all'ultima corsa

Idoli - Fino all'ultima corsa (2026) SPA di Mat Whitecross

Mat Whitecross approda nel paddock della Moto2 cercando la sintesi perfetta tra l'adrenalina pura di Gran Turismo e la mitologia drammatica dei motori, ma la sua macchina narrativa finisce spesso per girare a vuoto. Ciò che colpisce il cinefilo più attento è il cortocircuito tra la grammatica da videoclip, retaggio comprensibile del passato del regista nell'ambito dei promo musicali, e il tentativo di impostare un dramma edificante sulla paternità e il perdono. La camera di Whitecross si muove nei box con un dinamismo formale che pecca di piattezza drammaturgica quando l'azione si sposta sulla pista: le sequenze di gara si affidano a un montaggio fin troppo frenetico che finisce per disinnescare la percezione della velocità e del pericolo, lasciando lo spettatore di fronte a un'eleganza estetica puramente decorativa.

Il film trova un suo insospettabile baricentro nella dialettica tra Claudio Santamaria e Óscar Casas. La figura del padre tormentato rievoca le dinamiche di mentore e allievo tipiche del cinema sportivo classico, da Rocky a Million Dollar Baby, restituendo spessore a un impianto di scrittura altrimenti incastrato tra battute didascaliche e percorsi di redenzione prevedibili. È proprio nella gestione del tempo del racconto che l'opera rivela la sua fragilità strutturale. L'inserimento del registro romantico giovanile, evidentemente volto a intercettare un pubblico da teen drama, spezza il ritmo dell'addestramento e depotenzia il conflitto generazionale. La traiettoria del protagonista resta così sospesa in una stasi psicologica dove l'aggressività iniziale non trova una vera trasfigurazione poetica, bensì una serie di soluzioni di comodo. Un'operazione formale che si fa guardare senza mai riuscire a graffiare il telaio della grande opera di genere.

Condividi:

Commenti

I commenti vengono moderati: saranno visibili dopo l'approvazione.

  • Ancora nessun commento approvato. Sii il primo a scrivere!