Good fortune
Gabriel, un angelo custode di basso rango con mansioni ordinarie, interviene per salvare Arj, un lavoratore precario della gig economy costretto a vivere nella propria automobile. Nel tentativo di dimostrargli che la ricchezza non garantisce la felicità, l'angelo scambia magicamente la vita del ragazzo con quella di Jeff, un facoltoso investitore di venture capital. Lo scambio genera conseguenze impreviste: il povero rifiuta di tornare alla miseria, mentre l'inviato celeste viene punito con la retrocessione a comune mortale.

Good fortune (2025) USA di Aziz Ansari
L'esordio alla regia di finzione di Aziz Ansari sceglie un sentiero nobile e rischioso, guardando a quella commedia fantastica americana che da Frank Capra a Henry Koster ha fatto della figura angelica un dispositivo morale prima ancora che narrativo. Il meccanismo del rovesciamento di status, debitore tanto di Una poltrona per due quanto di un certo cinema fantastico anni Ottanta, viene qui aggiornato alla precarietà dei fattorini su piattaforma e alla solitudine dell'era delle applicazioni mobili.
La penna di Ansari dimostra una verve satirica puntuale nel mettere a fuoco l'alienazione materiale del presente, ma si scontra con una struttura narrativa che perde progressivamente respiro man mano che la posta in gioco si alza. La gestione del ritmo nel terzo atto accusa una fretta evidente, con un montaggio che tronca le conseguenze più interessanti dell'intreccio per approdare a una risoluzione fin troppo conciliante, incapace di affondare davvero il colpo sulle contraddizioni sociali che aveva sollevato con intelligenza.
Sul piano visivo, la regia opta per una messa in scena funzionale e pulita, attenta a non soffocare la naturale coralità del cast, dove la composizione geometrica delle inquadrature sostiene bene i tempi comici senza però rivendicare mai una reale personalità autoriale. A tenere in piedi la visione è soprattutto il candore stralunato di Keanu Reeves, la cui parabola terrena regala sequenze capaci di far perdonare una scrittura complessivamente diseguale, che si accontenta di strappare un sorriso empatico laddove avrebbe potuto incidere con ben altra profondità.
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