E poi si vede

Secondo noi:

Il concorso per un ambito posto da impiegato comunale a Malvasia sembra già scritto a favore del figlio di una spregiudicata senatrice, ma un fortuito scambio d’identità innescato nel bagno dell’edificio ribalta l’esito. Federico, uno scansafatiche col mito dell’arricchimento facile, soffia la raccomandazione al candidato designato e si ritrova assunto, mentre Fabrizio, brillante laureato in giurisprudenza costretto a fare il rider, tenta di sopravvivere alla precarietà. Quando la politica cercherà di riprendersi la poltrona con ogni mezzo, i due si ritroveranno al centro di un paradossale intreccio giudiziario e sociale.

Redazione iFellini29 agosto 20261 visualizzazioni
E poi si vede

E poi si vede (2025) ITA di Giovanni Calvaruso

Fabrizio e Federico Sansone arrivano alla prova del primo lungometraggio portandosi dietro l'ingombrante valigia della notorietà digitale, tra i video su Facebook, il passaggio a Striscia la notizia e le pillole sanremesi. Nel fare il salto sul grande schermo con E poi si vede, i due comici palermitani scelgono di non inventare nulla, affidandosi a un impianto comico che denuncia a ogni inquadratura un debito imponente nei confronti di Ficarra e Picone.

La struttura narrativa richiama senza troppi misteri il canovaccio di Nati stanchi, di cui si tenta di capovolgere la premessa: non più l'ozio difensivo per schivare l'impiego, ma la caccia al posto fisso come sola forma di sussistenza in una terra impoverita.

La regia di Giovanni Calvaruso organizza la materia visiva secondo ritmi che tradiscono la derivazione dai brevi formati della rete, con scene impostate su tormentoni verbali immediati e una costruzione dell'inquadratura spoglia, piegata alle esigenze della battuta rapida piuttosto che a una reale grammatica cinematografica. I campi lunghi sul litorale e gli stacchi cartolineschi sul paesaggio marino sembrano inserti riempitivi, utili a coprire i vuoti di un montaggio che fatica a trovare un respiro propriamente filmico. Il tentativo di elevare la commedia attraverso un viraggio finale verso il legal movie riesce solo in parte e la critica al malcostume politico resta in superficie così come l'amarezza per lo spopolamento dell'isola viene spazzata via da un lieto fine consolatorio.

Il risultato finale sa di operazione poco incisiva, pensata per confermare il consenso del pubblico dei social network più che per proporre un'idea autonoma di cinema. Tuttavia, non si può non sorridere di fronte ad alcune trovate azzeccate.

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