Cena di classe

Secondo noi:

In occasione del funerale di Pozzi, aspirante regista del gruppo, un manipolo di ex compagni di liceo si ritrova a diciassette anni dalla maturità. Dopo una cena alcolica nel solito locale dell'adolescenza, la rimpatriata spinge i trentacinquenni a introdursi abusivamente nella loro vecchia scuola. La nottata prende una piega lisergica e incontrollabile: al risveglio, tra amnesie e l'istituto devastato, scoprono che il feretro dell'amico è scomparso. Bloccati all'interno, dovranno ricomporre i tasselli dell'accaduto mentre la goliardia giovanile svela il fianco alle miserie e ai fallimenti della vita adulta.

Redazione iFellini4 agosto 20262 visualizzazioni
Cena di classe

Cena di classe (2026) ITA di Francesco Mandelli

L'esigenza di guardare indietro per misurare il peso delle proprie disillusioni è un meccanismo ampiamente rodato nella commedia di costume, ma qui la riflessione sulla maturità mancata sceglie la via di una nostalgia fin troppo accomodante. Prendendo le distanze dalle maschere grottesche dei suoi esordi, Francesco Mandelli sceglie di espandere lo spunto di un celebre brano pop per costruire un quadro corale sulle fragilità dei trentacinquenni contemporanei. La volontà di fondere il dramma dell'incompiutezza generazionale con la sregolatezza della comicità d'oltreatlantico soffre tuttavia di una evidente timidezza formale. Mandelli preferisce adagiarsi su una messinscena ordinata e convenzionale. I movimenti di macchina scivolano puliti sui protagonisti senza mai graffiare l'inquadratura, mentre il ricorso sistematico ai campi medi affida al ritmo delle battute il compito di sostenere la visione, sacrificando la forza visiva del racconto.

L'impalcatura citazionista, che tenta di far dialogare la tradizione americana del cinema di formazione con le note più amare della commedia all'italiana sulla fine delle illusioni, finisce per rivelarsi uno sfondo puramente illustrativo. L'artificio del ricordo alterato dalla nottata brava diviene un semplice dispositivo strutturale: l'uso dei flashback interviene in modo didascalico per ricucire i buchi di trama, rinunciando a esplorare il potenziale lisergico o la deformazione allucinatoria delle sequenze. Sul piano contenutistico, la scrittura tratteggia le miserie individuali di una generazione sospesa tra ambizioni infrante e precarietà emotiva, per poi arretrare sistematicamente di fronte alle conseguenze più estreme di questo disagio rifugiandosi in luoghi comuni fin troppo saccheggiati dal genere. Le colpe e le piccolezze dei singoli vengono disinnescate da una costante volontà salvifica, che trasforma l'amarezza iniziale in un rassicurante perdono reciproco. A tenere in piedi la pellicola rimane la chimica di un cast affiatato capace di regalare momenti di spiccata naturalezza all'interno di un impianto complessivamente trattenuto e troppo convenzionale.

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